“Gabinetti” parlamentari. Disavventura ungherese

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Tra le cose che si possono fare nella meravigliosa Budapest, c’è anche la visita guidata del Parlamento ungherese, interessantissimo edificio in stile neogotico che è un po’ il simbolo della città.
Tra le cose che si possono fare dopo la fine della visita guidata, c’è invece usare i bagni a disposizione dei visitatori. Cosa che ovviamente, considerando che la mia incontinenza è proporzionale all’abbassarsi delle temperature, io mi sono ben premurata di fare. Purtroppo però c’è una norma sociale delle terre barbare, una specie di regola non scritta, che il mio cervello si rifiuta di apprendere: MAI gettare la carta igienica nel water! Non sono una sprovveduta, né una fanatica dell’igiene. Ho già viaggiato in Paesi dove la gente non sa cosa sia un bidet, o in cui i bagni turchi vanno ancora per la maggiore. Ma questa cosa di buttare la carta igienica usata nel cestino accanto al water anziché nel water evidentemente turba il mio inconscio talmente tanto da farmene dimenticare ad ogni scarico…

Insomma, sono nel bagno del centro visitatori del Parlamento ungherese ed ho appena tirato lo sciacquone, quando vedo che misteriosamente l’acqua non scende ma sale! Una marea blu (non perché io sia Puffetta, ma per il sapone detergente) si sta alzando a livelli allarmanti. Panico. Sento un sacco di voci parlare in lingue diverse, e di sicuro qualcuno sta aspettando che io esca per prendere il mio posto. Terrore. La mia mente mi proietta scene degne di kolossal hollywoodiani in cui l’edificio simbolo di Budapest viene spazzato via da strane puff-onde.

Devo fare qualcosa. Mi faccio coraggio, afferro lo spazzolino accanto al water e lo uso per trascinare via il pezzo di carta igienica e gettarlo nell’apposito cestino. E poi aspetto. Trattengo il respiro e aspetto. Trattengo il respiro, prego e aspetto. Finché il livello dell’acqua non inizia ad abbassarsi e a rientrare nella norma. Dopodiché apro la porta e, con fare noncurante ma frettoloso, da brava terrorista, volo fuori dal Parlamento e mi disperdo tra la folla sul lungofiume. Ché è meglio!

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