In bici da Vienna a Budapest

L’idea di provare la ciclabile del Danubio mi ronzava in testa già da qualche anno, e finalmente lo scorso ottobre ho trovato il tempo, la voglia e la motivazione per lanciarmi. Peccato mancasse la forma fisica…

Vivendo in collina, nel mio immaginario la bici è sempre stata sinonimo di gran fatica. Tuttavia il mio masochismo cronico mi spinge verso tutto quanto so di non essere in grado di fare, e così mi sono ritrovata a scandagliare google alla ricerca di informazioni su una cosa di cui, fino a poco tempo fa, avevo sentito parlare solo di sfuggita.

La ciclabile del Danubio è in realtà parte di una ciclabile ben più grande, chiamata Eurovelo 6, che unisce l’Oceano Atlantico al Mar Nero, attraversando mezza Europa. È anche detta “la ciclabile dei fiumi”, perché ne costeggia diversi, avendo pertanto (per la maggior parte dell’itinerario) una pendenza davvero minima. In soldoni: è quasi tutta in piano e quindi anche una ciclobabbana come me ce la può fare.

Su internet si trovano informazioni piuttosto chiare sul percorso (soprattutto in inglese, a dire il vero), resoconti di gente che lo ha già fatto e anche tour organizzati qualora si preferisca viaggiare in gruppo o con la comodità di avere chi ti porta i bagagli. Si può anche scaricare una app, che si chiama proprio Eurovelo 6, che ti indica il percorso e, con l’aiuto del gps, ti fa capire quando ti stai perdendo. In generale, la ciclabile sembra essere piuttosto battuta in primavera ed estate. Ma non in ottobre. Soprattutto non a fine ottobre. Che, come avrete capito, è quando, nella mia genialità, ho deciso di partire io.

Il viaggio è iniziato da Vienna, dove ho noleggiato una bici da riconsegnare poi direttamente a Budapest. I ragazzi del negozio Vienna Explorer sono davvero fantastici. La bici che ti forniscono è completamente equipaggiata e il noleggio comprende anche due borsoni da 20 kg. Loro parlano un ottimo inglese e il prezzo mi sembra più che onesto.

Chi è abituato a pedalare non ci metterà molto a percorrere i circa 340 km che dividono Vienna da Budapest, e ho letto su internet di gente che lo ha fatto in tre giorni. La cosa non fa per me. E non solo perché l’ultima volta che sono stata all’apice della mia forma fisica ancora non sapevo andare in bici. Ma anche e soprattutto perché gareggiare contro me stessa in una corsa contro il tempo non corrisponde esattamente alla mia idea di viaggio. Quello che volevo fare era godermi ogni momento, la gioia di pedalare senza particolare fatica, circondata dai colori caldi dell’autunno e da paesaggi sconosciuti. Così ho noleggiato la bici per una settimana, e pedalato per circa 5-6 ore al giorno, dedicando il resto del tempo ad esplorare le città in cui mi fermavo per la notte.

La ciclabile del Danubio attraversa tre nazioni: Austria, Slovacchia e Ungheria. Il tratto austriaco da Vienna al confine è sicuramente il più semplice: la pista è ben segnalata e in ottime condizioni. Purtroppo per molti chilometri il fiume non è visibile, perché la strada si allontana dalla riva e passa per campi e boschi. Questo è anche il tratto in cui ho incontrato più ciclisti, un po’ perché era sabato e un po’ perché gli austriaci sono veri appassionati. Solo a Vienna sembra che ci siano 1000 km di piste ciclabili e, nei due giorni che ho passato in città prima di iniziare il viaggio, nonostante la pioggia, si vedevano ovunque persone in bici. A proposito, con il tempo sono stata davvero fortunata, e, pur viaggiando a fine ottobre, non ho mai dovuto pedalare con pioggia battente e le temperature erano abbastanza alte. Su internet ci sono diversi racconti di gente che lo ha fatto in agosto, avendo a disposizione molte più ore di luce, ma dovendo anche fare i conti con il caldo e con piste piuttosto affollate. Personalmente, adoro viaggiare in bassa stagione, e pedalare per chilometri senza incontrare nessuno è un’esperienza piuttosto suggestiva.

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Primo cartello segnaletico incontrato appena fuori Vienna… Emozione!

Giorno 1 : Vienna-Bratislava
Strada in ottime condizioni e facile da seguire. Interessante l’attraversamento del fiume sul ponte che porta ad Hainburg. L’approccio del centro storico di Bratislava lascia senza parole. Purtroppo, ben prima di individuare il castello, vero simbolo della città, si scorge la periferia della capitale slovacca, probabilmente i sobborghi sovietici più tristi che mi sia capitato di vedere in vita mia.

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Ponte verso Hainburg

Giorno 2 : Bratislava
Come ho detto, sono pigra e in pessima forma, quindi i circa 68 km percorsi il primo giorno mi hanno uccisa. Fortunatamente posso placare la mia coscienza fingendo che il motivo per cui mi fermo un giorno a Bratislava sia la voglia di esplorare una delle poche capitali europee che ancora non conosco. Devo ammettere che la città mi sorprende: è davvero deliziosa. Piccolina, certo, e un giorno e mezzo è più che sufficiente per vedere tutto, ma è davvero interessante scoprire la nuova vocazione turistica della capitale slovacca, vero centro nevralgico del Paese. Consiglio di partecipare a un free walking tour per scoprire di più sulla storia della città e di tutta la nazione.

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Giorno 3 : Bratislava-Gabčikovo
Questo è il giorno in cui bisogna scegliere se proseguire sul lato slovacco del Danubio o su quello ungherese. Nei giorni successivi sarà eventualmente possibile attraversare uno dei ponti sul fiume, ma, se oggi seguissi le indicazioni ungheresi, mi allontanerei di molto dal Danubio, fino ad arrivare alla città di Gyor, per poi ricongiungermi al fiume solo presso Komarom. Quale che sia la vostra decisione, assicuratevi di studiare bene le mappe per capire quale percorso seguire: io avevo deciso di continuare sul lato slovacco, e avevo già prenotato un albergo per la notte, ma le indicazioni ungheresi sono molto più facili da notare, la ciclabile è ben segnalata e in condizioni davvero buone in questo tratto, e così ho sbagliato strada e sono poi dovuta tornare indietro. Quindi attenzione! A Čunovo c’è un museo d’arte moderna circondato su tre lati dal fiume che mi sarebbe piaciuto visitare, ma purtroppo, essendo lunedì, era chiuso. Il tratto che ha inizio dal museo è meraviglioso: si pedala lungo l’argine del fiume, rialzato rispetto alla strada statale, quindi completamente sicuro, alla sinistra il fiume – immenso in questo punto – e a destra i piccoli villaggi slovacchi che punteggiano i campi.

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Giorno 4 : Gabčikovo-Komárno
E poi, anche per una questione di probabilità, arriva il giorno sfigato, quello in cui succede l’inimmaginabile. Tipo svegliarsi e trovare una ruota a terra, gonfiarla, capire dopo 300 m che non c’è niente da fare, accostare di fronte ad una stazione dei pompieri per farsi aiutare a cambiare la camera d’aria, cercare di comunicare con persone che non parlano nessuna delle 7 lingue che conosci, farsi capire a gesti, lavorare fianco a fianco per sistemare la ruota, ripartire e scoprire che gran parte della tappa di oggi è su una strada piuttosto trafficata, familiarizzare col concetto slovacco di ciclabile (che comprende 20 km di brecciolino in cui la bici si impantana come dentro sabbie mobili e che mi costringe a pedalare sull’erba ai bordi della pista), perdere ogni speranza e ritrovarla circa quindici volte in un giorno. In poche parole, questo tratto del lato slovacco è davvero infernale, e, se qualcuno si trovasse a farlo, consiglierei probabilmente di raggiungere Komárno percorrendo la statale e abbandonando la ciclabile. Un’altra opzione sarebbe scegliere il lato ungherese già il giorno prima, ma questo impedirebbe di pedalare lungo il Danubio verso Gabčikovo, che secondo me è una delle esperienze più affascinanti di questo viaggio. A voi la scelta, dunque. In entrambi i casi, le due ciclabili si ricongiungono a Komárno, una città divisa in due dal fiume e che sul lato ungherese ha il nome di Komarom. Sono due città piuttosto piccole, e, sebbene così vicine, mi sono apparse enormemente diverse. A Komárno si vede lo sforzo di una popolazione che sta cercando di dare alla città un aspetto più accogliente, in qualche modo più votato al turismo. Komarom è invece una città industriale e piuttosto grigia.

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Piazza Europa a Komarno

Giorno 5: Komárno-Esztergom
Ancora traumatizzata dall’esperienza del giorno prima, decido di passare sul lato ungherese. Ma in questo punto purtroppo la ciclabile non è ancora completata e in molti tratti coincide con una strada statale piuttosto trafficata. Tuttavia la distanza tra le due città non è molto grande, e così arrivo ad Esztergom abbastanza presto, avendo tutto il pomeriggio per visitare “la Roma ungherese”. La città è ricca di chiese, ed in particolare ha una cattedrale che ricorda vagamente la Basilica di San Pietro e che è considerata la madre di tutte le chiese ungheresi. Si trova sulla cima di una collina ed ha una vista mozzafiato sul Danubio. Stare seduta sulla scalinata della cattedrale a guardare il tramonto sul fiume è stata senza dubbio una delle emozioni più grandi di questo viaggio.

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Giorno 6 : Esztergom-Vác
Uno degli aspetti negativi di viaggiare in bassa stagione è che le informazioni riportate sulle guide non sono mai del tutto affidabili. Nella tappa di oggi la ciclabile passa di nuovo sull’altro lato del Danubio (ormai anch’esso in territorio ungherese) e per raggiungerla è necessario attraversare il fiume in traghetto. Putroppo però dal piccolo porto indicato sulla guida non si effettuano corse a partire da metà ottobre, e così devo proseguire lungo la statale verificando ogni porticciolo. Al terzo tentativo, alle porte di una città un po’ più grande, Visegrád, trovo un molo funzionante. Malasorte, non mi avrai. Questo tratto del Danubio è considerato tra i più belli ed è chiamato “il ginocchio”, perché il fiume, per farsi largo tra le montagne, vira di quasi 90°. I paesaggi sono meravigliosi e anche la cittadina barocca di Vác mi sorprende con la sua ospitalità e con i meravigliosi scorci della sua passeggiata pedonale lungo il fiume.

Giorno 7 : Vác-Budapest
Per prima cosa attraverso di nuovo il fiume con un traghetto che mi lascia sull’isola di Sant’Andrea, che percorro fino a raggiungere il ponte che mi riporta sulla terraferma dall’altra parte del Danubio. Presto raggiungo Szentendre, probabilmente il paesino più turistico che abbia incontrato in questo viaggio. Decisamente troppo turistico, per i miei gusti. È comunque una sosta interessante, perché vi si trova una storica comunità serba e nel centro si vedono moltissime scritte in cirillico, che per una slavista come me è sempre affascinante. A Szentendre ci sono anche molte gallerie d’arte e un lungofiume davvero bellissimo. Gli ultimi chilometri che separano questo paesino dal centro della capitale sono piuttosto facili da percorrere e regalano molti scorci sul Danubio.

E così, dopo una settimana di sorprese ed emozioni contrastanti, sono riuscita a concludere un viaggio che non avrei mai creduto alla mia portata. Un viaggio faticoso, difficile, ma anche decisamente stimolante, che mi ha regalato una nuova consapevolezza delle mie capacità e delle mie forze.

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. gbal ha detto:

    Grazie per il link al tuo report che trovo interessante anche se breve per chi legge ma non altrettanto per chi se l’è fatto tutto spingendo sui pedali. Rinnovo i complimenti e vedrai che la prossima avrai una forma che ti permetterà di cavartela in modo molto disinvolto (nel frattempo sul cambio gomma avrai acquisito una esperienza impeccabile).
    Un saluto ed un augurio per il proseguimento
    gbal

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    1. ale ha detto:

      grazie per il tuo commento. come dicevo, sono proprio ancora agli inizi. ma credo che l’importante sia che finalmente è scattata la voglia di fare questo tipo di esperienze. sul cambio gomma mi sento ancora tutt’altro che sicura. ma a questo servono gli amici più pratici. grazie ancora!

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      1. gbal ha detto:

        Mmmmm…se tu sei agli inizi per i cicloviaggi io non ho ancora scoperto la ruota :):):)
        Ciao

        P.S.: Ti sei iscritta a Life in Travel? Lì io trovo un sacco di belle idee

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      2. ale ha detto:

        Sì sì, ho scoperto da poco anche quello 🙂

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